Genesi. Il mondo nuovo 

Matteo Gennaro

28 giugno – 18 luglio 2018, Piazza della Gogna, Fondo espositivo 4
A cura di Roberta Iannitti

“Varcare una soglia modifica sempre qualcosa dentro di noi” Firouz Galdo.

In quest’era di globalizzazione e consumismo, l’uomo vive spesso spostandosi di continuo, lasciando un luogo per un altro, dove diviene attivo o passivo a seconda della sua funzione primaria. Nell’arco di una giornata, attraversando la città possiamo essere sommersi da ridondanza, spaesamento e confusione visiva, che amplificano e fanno risuonare in noi un senso di non appartenenza, o una perdita di controllo interiore.

In questa frenesia contemporanea è importante ricordarsi le parole di James Hillman: “Tutti i luoghi hanno un’anima”. In antichità si considerava lo spazio come un’essenziale modalità dell’essere nel mondo; difatti la natura di un luogo può essere un elemento unico di condivisione per gli uomini, el’energia che sopravvive nel corso del tempo, può darci degli input sensoriali o mnemonici che possono indurci attraverso differenti sensazioni, a prendere delle scelte per la nostra vita o farci intraprendere una nuova strada. Il disagio profondo dell’uomo civilizzato lo sta allontanando dal contatto fisico e mentale con la natura: “Nella natura selvaggia sta la preservazione del mondo”scriveva Thoreau. Il nostro non prestare attenzione agli spazi attraversati od ai luoghi in cui ci soffermiamo può renderci insensibili all’anima di un luogo, e decidere di non adottarne la sua essenza dentro di noi.

E’ attraverso l’esperienza ripetuta che si può riuscire ad elevare spazi di solo passaggio a veri epropri “habitat sentimentali”1. Sono il rito, la ripetitività a legarci affettivamente a qualcosa. Questa mostra vuole rimettere in contatto l’uomo con la memoria di un luogo d’origine, prima che tutto avesse inizio, quando le città erano ancora costruite di fango e pietre, e l’uomo era una mente vergine in un mondo nuovo, differente.
Questo luogo, raccontato attraverso i dipinti di Matteo Gennaro, è farcito di inusuale, di cieli colorati ed esseri dalle forme ambigue. Nei suoi paesaggi la natura si confonde a visioni allucinate, in un alternarsi di senso e non senso, dove i colori e le forme conducono ad un viaggio in cuil’uomo si confonde con le creature terrestri e con quelle celesti.
Lungo i profili di montagne, rocce ed acque, inaspettate emergono le figure umane, protagoniste di un passato primordiale o di un futuro prossimo, certamente di una nuova genesi.

La mostra è pensata divisa in due parti: nella prima saranno esposti i dipinti ad olio che raffigurano il mondo nuovo. Nella seconda gli esperimenti fotografici e serigrafici in cui viene rappresentata la genesi, il mondo prima che nascesse. In quest’ultima parte ci sarà un vero e proprio contrasto stilistico rispetto alla prima, in quanto le serigrafie e le foto sono totalmente astratte e fanno parte di alcuni esperimenti artistici che l’artista ha intrapreso recentemente, negli ultimi tre anni. L’intera esposizione sarà dunque pensata per fluidità di senso, ma diacronicamente, in modo da poter riuscire a chiudere il cerchio di questo racconto mnemonico.

www.matteogennaro.it

Genesis. The New World
Curatorial Project by Roberta Iannitti

“Crossing a threshold always changes something inside us”Firouz Galdo

In this era of globalization and consumerism, man often lives moving continually, leaving a place for another, where he becomes active or passive depending on his primary function.
Throughout the day, crossing the city we can be overwhelmed by redundancy, disorientation and visual confusion, which amplify and make us resonate in us a sense of non-belonging, or a loss of inner-control.

In this contemporary frenzy it is important to remember the words of James Hillman: “All places have a soul”. In antiquity space was considered as an essential modality of being in the world; in fact, the nature of a place can be a unique element of sharing for men, and the energy that survives over time, can give us sensorial or mnemonic inputs that can lead us through different sensations, to take choices for our life or let us take a new path. The deep discomfort of the civilized man is distancing him from physical and mental contact with nature: “In the wilderness is the preservation of the world,” wrote Thoreau. Our not paying attention to the spaces we cross or to places where we stop can make us insensitive to the soul of a place, and decide not to adopt its essence within us.
It is through repeated experience that one can succeed in elevating spaces of one passage to real “sentimental habitats”. It is the ritual, the repetitiveness that links us to something.

This exhibition wants to put man in touch with the memory of a place of origin, before it all began, when the cities were still built of mud and stones, and the man was a virgin mind in a new, different world . This place, told through Matteo Gennaro’s paintings, is stuffed with unusual, colored skies and beings with ambiguous shapes. In his landscapes, nature is confused with hallucinatory visions, in an alternation of meaning and nonsense, where colors and forms lead to a journey in which man is confused with terrestrial creatures and with celestial creatures. Along the profiles of mountains, rocks and water, unexpected human figures emerge, protagonists of a primordial past or of a near future. Certainly a new Genesis.

The exhibition is designed and divided into two parts: the first will show oil paintings that depict the new world. In the second, the photographic experiments in which the genesis is represented, the world before it was born. In this last part there will be a real stylistic contrast compared to the first one, as the photomix are totally abstract and they are part of some artistic experiments that the artist has undertaken recently, in the last three years. The entire exhibition will therefore be designed for fluidity of meaning, but diachronically, in order to be able to close the circle of this mnemonic story.

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